Cordero di Montezemolo : i grandi del barolo
Articolo pubblicato lunedì, febbraio 27th, 2012 alle 08:37 nella sezione vino e dintorni
Vi sono luoghi in cui la meraviglia della natura e il gesto dell’uomo si manifestano in una irripetibile armonia, posti in cui la vitalità della terra è stata compresa e plasmata nel tempo per godere dell’essenza, della sua massima espressione. Sei secoli hanno visto avvicendarsi sedici generazioni di un’unica famiglia sulle terre che costituiscono la proprietà della Cascina Monfalletto a La Morra: i Cordero di Montezemolo. Oggi e in passato è stata una delle aziende piemontesi che si è più imposta sul mercato di cultura del vino per la sua estrema ricerca qualitativa e la sempre continua sperimentazione in vigna ed in cantina per produrre vini di alta qualità e di autentica tipicità vitigno – zona.
Paolo Cordero di Montezemolo nacque il 24 gennaio 1920, sei giorni dopo la morte prematura di suo padre, tenente di vascello che portava il suo stesso nome. Allora erano tempi in cui la campagna valeva ben poco e si scappava in città per cercare un posto fisso…Sopravvivere era il problema… la Langa era vecchia, vetusta, obsoleta… case vecchie, vigne vecchie, tutto in abbandono. Non si parlava di qualità, ma di vini da taglio o da vendere sfusi all’estero. E tantomeno la qualità interessava al contadino: visto che vendeva a un tanto al litro il suo unico scopo era produrre di più. Una situazione insostenibile, spaventosa, una specie di limbo dal quale non si sapeva come uscire. Fu in questa atmosfera che Paolo Cordero di Montezemolo a partire dal 1938 credendo pervericamente nella vigna entrò ufficialmente nel mondo vitivinicolo. Rifece gli impianti, ia curò come un giardiniere, come un padre può accudire una figlia. Abbassò drasticamente le rese per ettaro portandole a solo 50/70 quintali per ettaro, quando la media era di 150 quintali. Un approccio il suo, per l’epoca certamente controcorrente, molti lo diedero come perdente, ma alla fine fu premiato. Quel successo che pubblicamente non aveva mai cercato, è nota la sua grande riservatezza, cui forse segretamente asprirava, un giornò busso alla sua porta: era il riconoscimento unanime della qualità del suo vino, di un lavoro fatto bene in vigna e in cantina, scrupoloso fino ad essere maniacale.
Oggi i vigneti dell’azienda Cordero di Montezemolo si distinguono per la produzione di uve dal carattere forte e deciso. Come tenuta Monfalletto, il colle simbolo di tutta l’azienda agricola, a 299 metri d’altezza, sul quale spicca un cedro del Libano piantato da Costanzo Falletti ed Eulalia Della Chiesa a ricordo delle loro nozze celebrate nel 1856 e quale simbolo del loro amore per la terra. Ci troviamo in una delle più belle e suggestive aree di produzione di tutto il Barolo, al visistatore infatti si apre un meraviglioso terrazzo naturale dove lo sguardo spazia su uno enorme anfiteatro di oltre 20 ettari di vigneto a corpo unico. La scenario è uno dei più suggestivi. Per avere un’idea di cosa stiamo descrivendo vi consigliamo di visitare il nuovo sito dell’azienda all’indirizzo www.corderodimontezemolo.com.
L’altro vigneto è l’Enrico VI, che Paolo Cordero di Montezemolo acquisto nel 1965 è situato invece a Castiglione Falletto. Ha un terreno estramamente ricco di ferro conferendo ai propri vini corpo, robustezza e una possibilità di conservazione eccezzionale. Sono vini dal sapore che ricordano le prugne ed hanno un persistente retrogusto, a differenza dei vini del Monfalleto che hanno caratteristiche totalmente differenti. Vini più morbidi, vellutati e profumati. Anche l’esposizione al sole, che le persone del luogo chiamano “sorì”, varia leggermente influendo sulla maturazione delle uve. Monfalletto, volto a sud e sud-est, riceve maggiormente i raggi del sole mattutino, mentre i vigneti Enrico VI, esposti a sud-ovest, sono soleggiati quasi tutto il giorno.
Ci piace chiudere con uno stralcio dei tanti racconti di Paolo: “E’ mia opinone che vini eccezionali si possano ottenere soltanto da uve eccezzionali e queste ultime possono derivare soltanto da terreni di altissima qualità, fuori classe… Il gran vino, che molti chiamano opera d’arte, è tuttavia opera della natura, opera del sole, del clima, della composizione del terreno e così via“.
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