Barolo Cannubi, Il cru di Langa datato 1752.
Articolo pubblicato venerdì, ottobre 29th, 2010 alle 08:51 nella sezione vino e dintorni
Si fa presto a dire Cannubi. Uno dei più famosi, significativi e storici cru non solo di Barolo, ma della Langa intera, che vanta una bottiglia datata 1752, anno in cui il Barolo non era ancora nato. Difatti Il Cru Cannubi ancora oggi non ha ancora trovato una precisa e certa definizione spazio-temporale.
Se infatti i più vecchi conoscitori del posto identificano questo nome con il territorio che va dalla proprietà Viganò alla ex Vigna di Canonica sopra il cimitero, molti altri, sopratutto chi ha nelle zone limitrofe vigne in proprietà o in affitto, tende a esterndere l’ampiezza arrivando a comprendere la zona denominata Monghisolfo e poi Chiamata Cannubi Boschis, resa celebre da Luciano Sandrone e l’altra zona Muscatel.
E’ altrettanto vero, tuttavia, che da molti anni è invalsa tra la gente di Barolo un’interpretazione territoriale più ampia nel modo di dire “andare in Cannubi”.E’ indubbio che ci troviamo di fronte a differenti interpretazioni, che con il passare del tempo si sono contrapposte imponendo ora l’una ora l’altra definizione.
Tutte le interpretazioni però convogliano in un un’unica finale considerazione: l’assoluto pregio e qualità delle uve provenineti da queste zone dove si può riconoscere una sorta di fil rouge, di comune denominatore, di specifico carattere che lega le uve di queste tre declinazioni del grande Cannubi.
Ma cosa differenzia la collina Cannubi dagli altri cru di Barolo? Sostanzialmente è la commistione di più fattori a rendere ineguagliabile questo cru, di caratteristiche microclimatiche e geologiche che interagiscono per raggiungere una sorta di perfezione, di idilliaco connubio.
Partendo dall’altimetria che possiamo collocare intorno ai 250 metri l’altezza media dei vigneti con un’esposizione prevalente a est-sud est, e una ventosità generalmente scarsa. Il terreno risale all’era geologica del terziario ed è composto da marne mioceniche calcaree, con una percentuale sabbiosa media del 30-35% superiore a quella di altri importanti cru, limosa del 30-35% e argillosa del 30%. E’ proporio la componente sabbiosa a caratterizzare Cannubi, conferendo al terreno la capacità di reagire in modo ideale alle annate piovose, garantendo un buon drenaggio come conferma Bruno Boschis :”… quando piove è lì il miglior vino che si possa fare“.
Inoltre qui il diradamento dei grappoli può non essere esasperato, permettendo di ottenere uve strepitose anche raggiungendo quantitavi intorno ai 55-60 q/ha. E com’è il vino dei Cannubi? Sicuramente un vino “elegante”, che non gioca la carta della potenza, della spigolosità più esasperata, della rigidità. Un vino che ha nella suadenza dei profumi, che richiamano la violetta e, negli anni un settore speziato delicato, ma travolgente, e nella compostezza della struttura il suo impareggiabile valore.
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Poderi Luigi Einaudi , Barolo Nei Cannubi Italia, DOCG Barolo
Un barolo di gran classe che esprime l’eleganza propria del territorio da cui nasce. |
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2 commenti
interessante articolo complimenti.
i vini piemontesi sono tutti ottimi e bando alle differenze.
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