Zerbina. La vigna modello.
Articolo pubblicato lunedì, settembre 6th, 2010 alle 08:00 nella sezione vino e dintorni

Cristina Geminiani
Appena fuori Faenza si trovano i vigneti della Zerbina, l’azienda che più di ogni altra ha tenuto alta la bandiera dei vini di Romagna negli ultimi anni. Stretti e compatti i filari delle viti avvolgono in cerchio il nucleo aziendale dando il senso d’unione solida tra vigna e l’uomo.
Che poi di uomo proprio non si tratta, poiché l’anima e il braccio dell’azienda faentina hanno il nome di Cristina Germiani, che nella proprietà di famiglia ha messo la propria esperienza enologica. Cristina si è laureata in Scienze Agrarie all’Università di Milano nel 1988 e dieci anni più tardi ha ricevuto anche il titolo di enologo. Mentre muove i primi passi in azienda con l’aiuto dell’enologo Vittorio Fiore, ha svolto dei corsi di specializzazione presso la prestigiosa Università di Bordeaux.
L’amore ed il rispetto per questa terra e dei suoi vini, l’hanno portata a credere nel potenziale dei vini ereditati dal nonno e vederne anche dei grandi margini migliorativi.
L’estrema dedizione alla sua terra si vede dai più piccoli particolari che la vigna assorbe: è un giardino di 33 ettari su 40 complessivi della proprietà, con taluni impianti che arrivano a sommare fino a 11mila piante in un solo ettaro. Il tutto è disposto su dolci pendii ondulati, felicemente esposti ai raggi solari. I vitigni prevalenti sono, in buona sostanza, solo tre: Sangiovese, Albana e Cabernet Sauvignon, ma è il primo di essi a dominare ampiamente il panorama viticolo della Zerbina. Sono presenti per la precisione a con piccole quote di Chardonnay, Sauvignon e Trebbiano, ma la rilevanza è minima.
Cristina ha una fiducia assoluta nell potenzialità del Sangiovese di Romagna e preferisce concentrare i suoi sforzi di ricerca sulle uve che rappresentano il territorio, come anche l’albana, cercando si usare con molta moderazione e cognizione di causa le soluzioni offerte dagli uvaggi internazionali (merlot, shiraz etc.. ), con l’unica eccezione costituita da cabernet che compone per un quarto l’uvaggio del Marzieno.
La testimonianza ulteriore dell’approfondimento sul Sangiovese è offerta dai recenti impianti con sistema ad alberello a palo singolo. In effetti l’alberello un tempo era diffuso nella zona e dopo aver verificato i buoni risultati ottenuti anni or sono in una particolare particella allevata ad alberello classico, Cristina ha proceduto a predisporlo, con grande meticolosità, sui filari ordinati, con 8.800 ceppi per ettaro.
Il carattere dei prodotti della Zerbina è di ferma e chiara fragranza, integrità di pulizia e fresca bevibilità. I livelli qualitativi solidamente raggiunti da più di quindici anni da questa azienda sono sotto gli occhi di tutti.
Per il Sangiovese, che è alla base di tutti i rossi aziendali – primo fra tutti il Pietramora, è stato necessario un impegno di circa due anniper la messa a dimora della prima vigna ad alberello ad alta densità d’impianto (scelta più che all’avanguardia nell’Italia viticola di allora) e nella sperimentazione delle prime selezioni clonali affidabili di questo vitigno, sia romagnole che toscane.
Altrettanto innovativo è stato l’approccio con l’Albana, un vitigno fino ad allora conosciuto più per la sua generosità che per la sua finezza. E proprio pensando alla finezza, Cristina Geminiani decise di tentare, con lo Scacco Matto, la via della muffa nobile in pianta e della vendemmia scalare in stile Sauternes. Una scelta coraggiosa, ma che rispetto al sangiovese ha richiesto ancora più sacrifici e più dedizione per raggiungere i migliori risultati. Infatti, anche se già le prime annate di Scacco Matto ottennero un notevole successo, l’azienda è dal 1992 che ha cominciato ad avere conoscenze e l’esperienzaappropiata per gestire al meglio lo sviluppo e la selezione della muffa nobile, nonché il rischio e lo stress psicologico che questo tipo di vendemmia porta con sé.
Parallelamente, e sulla scorta di quanto già da alcuni anni stava avvenendo in Toscana, si è sviluppato infine il progetto Marzieno, un vino nato come assemblaggio sangiovese/cabernet sauvignon che nelle ultime annate non ha mancato di regalare alla’zienda un gran numero di riconoscimenti. Ultime annate che hanno visto però anche una maggiore articolazione del taglio finale, con l’introduzione di percentuali variabili di anno in anno di merlot e di syrah. Di più lunga data, come del resto anche nei Sangiovese, è invece la presenza di ancellotta, un vitigno tradizionale delle colline romagnole, spesso bistrattato, ma sul quale l’azienda sta riponendo molte energie, tanto da considerarlo, con una certa presunzione, il “petit verdot” italiano.
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