Valtellina tra inferno e paradiso
Articolo pubblicato lunedì, agosto 10th, 2009 alle 16:49 nella sezione Paesi e Luoghi
Sembra impossibile come i contadini siano riusciti a terrazzare le pendici della montagna ricavandone dei piccoli fazzoletti di terra abbarbicati su rocce a strapiombo, qui con pazienza hanno eretto chilometri e chilometri di muretti a secco fatti di sassi e frammenti di roccia a protezione dei piccoli e corti filari allineati che declinano lentamente a valle.
Sulle terrazze anche le lavorazioni più semplici diventano difficili e devono essere fatte a forza di braccia. In pianura per lavorare un ettaro di vigna occorrono circa 50-100 ore ettaro, in Valtellina ne occorrono dalle 1.200 alle 1.600 e solo nei pochi vigneti di moderna concezione è possibile abbassarle a 600.
Chiusa tra le Prealpi Orobiche e le Alpi Retiche, la vallata si estende per quasi 120 chilometri sino a Livigno, percorsa dal fiume Adda sino al confine con la Svizzera.
Qui la terra è magra e costringe le viti ad andare in profondità per trovare il nutrimento necessario, le escursioni termiche tra la notte e il giorno sono forti mentre la neve è una manna perché mantiene caldo il terreno e impedisce il congelamento delle radici. In primavera la “breva”, il tiepido vento che spira dal lago di Como, favorisce l’impollinazione mentre d’autunno limita la formazione delle muffe sui grappoli, la luce e il calore del sole, riflessi dai muri di pietra, li aiuta a maturare. Condizioni limite per la vite ma proprio in questo contesto nascono dei i vini inimitabili della valtellina come l’Inferno, il Sassella, il Grumello e il celeberrimo Sforzato.
L’Inferno subito ad est del Grumello, é la più piccola delle quattro sottozone Valtellina Superiore Docg: 65 ettari, il suo nome deriva probabilmente dagli anfratti rocciosi dove crescono i vigneti di Nebbiolo, questa zona è caratterizzata da ampi sbalzi termici e la temperatura in estate ragguiunge dei livelli molto elevati
L’uva dalla quale si ottiene l’Inferno è, come per tutti i Valtellina classici, la variante autoctona del Nebbiolo, la Chiavennasca. Il trasferimento del vitigno in queste terre ha origini lontane, anche se le prime testimonianze certe della sua coltivazione risalgono al XVI sec.
E’ un vitigno che preferisce le località di collina e di montagna ben esposte al sole e riparate dai venti freddi, ha germogliamento e fioritura precoce ma la maturazione è tardiva, da vita a vini potenti in grado di invecchiare a lungo.
L’Inferno è un ottimo vino da arrosto, di colore rosso rubino tendente al granato, profumo caratteristico che si ammorbidisce con la maturazione, sapore asciutto, austero, armonico, leggermente tannico. Si accompagna bene con carni rosse (arrosti e ai ferri), selvaggina, nonché formaggi stagionati con particolare riferimento a quelli locali.
Lo Sforzato o “Sfursat”, così chiamato perché ottenuto da una “forzatura” nella maturazione dell’uva Chiavannesca, che viene fatta appassire fino a che la concentrazione zuccherina sia tale da poterne ricavare un vino di 15 gradi circa. E’ un vino di grande morbidezza, si accompagna ottimamente ai formaggi stagionati, grassi e saporiti, ottimo con l’anatra al forno.
Il Sassella, deve il suo nome al Sanutario della Madonna del Sassella, in stile gotico-lombardo risalente al 1500, all’interno del santuario c’è un affresco nel quale è rappresentata una figura femminile che assiste la Natività della Madonna e tiene in mano un bicchiere di vino rosso. Questo vino è stato elogiato anche dal Carducci, al quale dedicò una lunga poesia: “E tu pendevi tralcio da i retici balzi/odorando florido al murmure dei fiumi/da l’alpe volgenti ceruli/in fuga spume d’argento”. Nasce da un piccolo fazzoletto di terra di 130 ettari inerpicati sulle pendici della montagna vicino alla città di Sondrio, è un vino rosso superiore da arrosto e da selvaggina, di colore rosso rubino tendente al granata, profumo sottile, persistente, intenso, sapore secco, austero, armonico, leggermente tannico, gradevole.
![]() |
Plozza, Inferno RiservaItalia, DOCG Valtellina Superiore Inferno
Il nome curioso di questo vino di montagna si riferisce – strano a dirsi – alle temperature “infernali” che si raggiungono d’estate nei terrazzamenti rocciosi sui fianchi delle montagne della Valtellina, a est di Grumello. Escursioni termiche tra la notte ed il giorno che fissano profumi ed aromi particolari. |
![]() |
Plozza, Vin da Cà SfursatItalia, DOCG Sforzato di Valtellina
Sforzato elegante con profumi intensi di prugna e terra bagnata. Al gusto è avvolgente, con tenace continuità e gradevole pienezza. |
IL TUO CARRELLO






1 commento
[...] Così, ricordando che «i cantinieri valtellinesi dei secoli andati venivano puniti con la sospensione dall’ufficio per anni 10» se trovati ad allungare il vino con l’acqua, o che le terre strappate alla dura roccia «metro dopo metro, costituiscono con i suoi 2.500 chilometri la più grande area terrazzata d’Europa», Olmi ci porta per mano di borgo in borgo, fra triangoli e trapezi coperti di pampini, nelle lande di quella che ancora oggi viene detta «viticoltura eroica». [...]
Lascia un commento